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L'ECO DI BERGAMO: Il Virus della paura in un giallo


Recensione-segnalazione su "L'Eco di Bergamo"

Cultura e Spettacoli  (pag. 35)

Il Virus della paura in un giallo

Galeotto, si può dire, fu il Covid. Da lì comincia la trama di un giallo che richiama storie in parte immaginate e in parte sperimentate. Le racconta, con una trama incalzante e surreale, Giambattista Scirè nel libro, scritto durante il lockdown, «Il virus della paura» (Santelli editore, 118 pagine, 11,90 euro). Scirè è un ricercatore siciliano autore di vari saggi di storia contemporanea. Ora si propone come giallista. Paolo, un imprenditore con un passato da storico, viene travolto dalla pandemia: contagiato dal virus, chiude la sua azienda e viene abbandonato dalla compagna. Si rivolge a un amico che avrebbe informazioni riservate sulla strana malattia che sta favorendo un colpo di Stato. Con lui si inoltra nella ricerca della verità tra documenti riservati, pedinamenti, intrighi dei servizi se- greti. Il virus della paura si fa strada tra le fragilità umane e le tracce di un disegno occulto.


Vedi ARTICOLO su "L'Eco di Bergamo" del 5 giugno 2020


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La recensione della critica letteraria Gianna Cataudella a il Virus della paura di Giambattista Scirè


La recensione di Gianna Cataudella

Il virus della paura di Giambattista Scirè


La pandemia dovuta al Covid 19 è stata fonte ispiratrice per Giambattista Scirè (laureato in studi storici per l’età moderna e contemporanea. E’ stato ricercatore presso il dipartimento di studi storici e geografici dell’Università di Firenze e al dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.  Inoltre, ha pubblicato diversi libri e saggi legati a eventi storici italiani recenti), che  ha “imbastito” un racconto dove si intreccia la realtà e la fantasia, attraverso un convulso e incalzante ritmo narrativo in cui, a tratti, si mescola il vissuto dell’autore.

Il testo si può identificare come la metafora di una fitta e abile tessitura che un ragno costruisce nella sua tela, dove cadranno inevitabilmente tante prede. Il genere letterario  in cui si inserisce il libro è quello tipico  del giallo, ma quello “d’altri tempi”. Direi certamente i tempi migliori, in cui si dava molto spazio alla “sostanza” dei concetti espressi, per attirare l’attenzione del lettore e renderlo vigile e interessato fino all’epilogo. Quel “THE END” al quale non sempre si giunge quando si legge un libro.

Il protagonista del romanzo, scopre di essere positivo al test del virus Covid 19 e cerca di capire, insieme ai vari personaggi che sono delineati lungo l’intreccio del racconto, com’è nata e perché l’epidemia. L’autore si chiede come sia stato possibile che in questo nostro tempo, dove regna sovrana  la tecnologia, un semplice virus abbia potuto, così rapidamente, sconvolgere completamente tutta l’attività umana del pianeta. Persino la scienza medica non riesce a capire ciò che sta accadendo. Si tratta dunque di un complicato e spaventoso labirinto in cui è entrata, suo malgrado, l’umanità e dal quale non si riesce  a trovare l’uscita. Sono presenti inoltre, diversi flash back, attraverso i quali l’autore torna indietro nel tempo, analizzando il suo vissuto tra nostalgia ( “… abitavo in un piccolo appartamento luminoso in pieno centro, quasi completamente vuoto di arredi ma pieno solo di tutti i mitici rottami della mia vita.”) e disillusione per le vicende legate al percorso universitario intrapreso, che non porterà al sospirato e desiderato traguardo (“… Poi però, gradualmente, quel sogno era svanito. Scoprii presto che i concorsi all’università per diventare professore erano tutti ritagliati sui candidati predestinati, quelli che dovevano vincere il posto. Ed io non ero della partita.”).

Il ruolo dei personaggi che si relazionano con Paolo, il protagonista, si dipana come una matassa complicata ma avvincente. Le descrizioni dei luoghi, degli ambienti sono molto minuziose e riescono a creare un’atmosfera che permette al lettore di “entrare dentro” le vicende raccontate, come accade nel susseguirsi di scene, tipiche di un film che propone il classico “intrigo internazionale”, attraverso il quale si scopre la verità (o presunta tale) sulla pandemia.

(“… “segui quella macchina!” ordino all’uomo… Seguirlo e riprenderlo con l’auto è meno di un gioco da ragazzi per il tassista, abituato all’estenuante traffico capitolino. Guidare nella città deserta e passare con il rosso gli appare la cosa più naturale di questo mondo, soprattutto in un frangente di emergenza come è quello. Lo riavvistiamo dopo circa dieci minuti  di inseguimento, nel lungo rettilineo che fiancheggia il Colosseo. A un tratto le nostre due auto si trovano entrambe vicine a un passaggio pedonale, quasi fianco a fianco, al punto che però il tassista, per cercare di incalzare l’avversario, rischia quasi di travolgere uno dei pochi passanti in giro per la città, rigorosamente munito di mascherina. Dallo specchietto, con l’auto quasi in testacoda, riesco a vedere l’uomo con i capelli a spazzola scagliarmi addosso il suo sguardo minaccioso. Poi il tizio accelera a tavoletta e salta con la sua auto sul ponte, oltrepassando nuovamente il fiume. E’ finita, ci ha seminati.”). L’autore rivela nella scrittura la necessità interiore di realizzare “in fretta” ciò che da tempo si porta dentro l’anima. Ciò che sta “covando” da tanto tempo e non può più ristagnare nella parte più profonda di se. Una sorta di “catarsi dell’essere”, necessaria per liberarsi da tutte quelle pesantezze interiori dovute a sofferenze e delusioni, che purtroppo la vita gli ha “regalato” nell’arco degli anni.

Nella seconda parte del libro gli eventi si avviluppano insieme ai personaggi ancora più velocemente, in un crescendo che porta ad un improvviso epilogo finale a sorpresa, come di solito accade nei libri gialli. Un finale che l’autore lascia  in parte sospeso, forse per concedere al lettore la possibilità di elaborare le proprie conclusioni, o forse perché ci potrebbe essere un’ulteriore evoluzione nelle vicende raccontate, magari da proporre in una prossima pubblicazione.

* Critica letteraria, poeta, giornalista. Ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con riviste di letteratura e periodici nazionali.

Leggi il testo della recensione sul sito "97100"

La recensione del filosofo Augusto Cavadi: "I ROMANZESCHI RETROSCENA DEL VIRUS PLANETARIO. Giallo internazionale sui retroscena del Covid-19"

I ROMANZESCHI RETROSCENA DEL VIRUS PLANETARIO. 

Giallo internazionale sui retroscena del Covid-19

di Augusto Cavadi*

In questa imprevista quarantena forzata, ognuno di noi si è inventato un modo per non sprecare il tempo disponibile a casa.
Qualcuno ha letto i libri accumulati negli anni e lasciati intonsi, qualche altro ne ha scritti di nuovi. Tra questi neo-scrittori non son mancati i romanzieri che hanno tratto spunto proprio della pandemia in corso. E’ il caso di Giambattista Sciré, noto in Italia per le sue coraggiose battaglie contro la corruzione (soprattutto nel sistema universitario), che ha pubblicato Il virus della paura (Santelli, 2020).
Protagonista un esperto di archivi che lavora presso lo studio legale di un avvocato di Roma e viene colpito dal covid-19, sperimentando la repentina interruzione delle sue relazioni affettive e del ritmo ordinario della sua vita.
In sinergia con Lorenzo, un giornalista d’inchiesta che “ha il fiuto per le cose e per le notizie”, Paolo si trova – quasi casualmente – a scoprire un intrigo internazionale all’origine della pandemia planetaria: il succedersi delle vicende narrate rivelerà – a lui e dunque anche al lettore – come tale intrigo intersecasse la sua quotidianità.
La narrazione è fitta di riferimenti, oltre che alle battaglie contro la “mala università” che l’autore combatte effettivamente nella vita reale, alle ipotesi più disparate sull’origine del virus che sono circolate in questi mesi nei social internazionali: la creazione in laboratorio, la diffusione per errore o più probabilmente per una strategia mirata a indebolire la potenza economica cinese e/o la democrazia in Italia e nell’intera Unione europea…
Arrivato alla fine dell’ultima pagina, ogni lettore trarrà le sue deduzioni. Il complottista si compiacerà di vedere nobilitate a livello di letteratura quelle tesi che, sinora non verificate, mantengono comunque un’aura di plausibilità e che hanno il vantaggio non trascurabile di proiettare in oscuri poteri politico-economici la responsabilità dei mali del mondo.
Chi, al contrario, legge la pandemia come effetto prevedibile di una mentalità – condivisa da sistemi ideologici liberisti e comunisti – antropocentrica, predatoria, sfruttatrice degli altri animali, si rallegrerà nel vedere le teorie complottiste ricollocate nell’ambito più consono: lo spazio, onirico, della fantasia letteraria e dell’invenzione poetica.
Per ogni genere di lettore, comunque, la gradevole fruizione di questo racconto potrà costituire un’occasione di riflessione retrospettiva su ciò che tutte e tutti abbiamo vissuto. Per uscirne non dico migliorati – le cronache di questi giorni ci smentirebbero – ma, almeno, non troppo peggiorati.

Potete leggere la sua recensione sui siti:

Augusto Cavadi

Zerozeronews

* Filosofo e autore de "Il Dio dei mafiosi".


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