Torna al blog
La bottega dei libri: Il virus della paura è un giallo socio-psicologico ambientato in Italia. Nel 2020. Durante un’emergenza sanitaria.

Segnalazione: in libreria dall’11 maggio, “Il virus della paura” di Giambattista Scirè, Santelli Editore


Titolo: Il virus della paura
Autore: Giambattista Scirè
Genere: thriller psicologico
Casa editrice: Santelli Editore
Data di Pubblicazione: 11 maggio 2020
Formato: cartaceo
Pagine: 121

Il virus della paura è un giallo socio-psicologico ambientato in Italia. Nel 2020. Durante un’emergenza sanitaria.

Roma, 2020. Lo scoppio di una pandemia sta mettendo, in pochissimi giorni, in ginocchio l’Italia.

L’ex-storico Paolo è un imprenditore, gli hanno fatto il tampone. Risulta contagiato. La sua vita va in frantumi, anche la sua compagna lo lascia per il virus, l’azienda chiude. Con il nulla in mano si rivolge a Lorenzo, un amico che pare avere informazioni sulla strana malattia che sta favorendo un colpo di Stato.

Insieme saranno sulle tracce del Dr. Francis Bacon, alla caccia di documenti riservati dei servizi segreti. E quando anche il contatto con la realtà, l’unica cosa rimasta a Paolo, pare disgregarsi, trova la chiave.

Un thriller ispirato ad accadimenti veri, un giallo psico-sociale che racconta una storia surreale… o forse no?

Giambattista Scirè (Vittoria, 1975) è uno storico italiano.
Laureatosi in Storia contemporanea all’Università di Firenze, ha ottenuto poi un dottorato in studi storici per l’età moderna e contemporanea ed è stato ricercatore al dipartimento di studi storici e geografici dell’Università di Firenze e al dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.

Dopo aver denunciato e vinto, a seguito di un ricorso alla giustizia amministrativa e penale, un concorso per ricercatore, ha dato vita all’associazione Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo.


Leggi la segnalazione su "La bottega dei libri"






labottegadeilibrijpg
IL GIORNALE DI BRESCIA: Libro «Il virus della paura», un giallo tra politica e attualità


Libro. 
«Il virus della paura», un giallo tra politica e attualità

Galeotto, si può dire, fu il Covid.

Da lì comincia la trama di un giallo che richiama storie in parte immaginate e in parte sperimentate. Le racconta, con una trama incalzante e surreale, Giambattista Scirè nel libro, scritto durante il lockdown, «Il virus della paura» (Santelli editore, 118 pagine, 11,90 euro).

Scirè è un ricercatore siciliano autore di vari saggi di storia contemporanea. Ora si propone come giallista senza abbandonare il metodo storiografico dopo avere sperimentato un caso clamoroso di prepotenza accademica. Da nove anni lotta per avere riconosciuto il diritto di occupare un posto di ricercatore di storia contemporanea all'università di Catania. Glielo riconosce una sentenza della giustizia amministrativa alla quale si è aggiunta la condanna della commissione che al posto di Scirè scelse un altro candidato privo dei titoli necessari. Quella esperienza di «Malauniversità» ha suscitato una protesta nazionale contro le baronie accademiche ed è all'origine di un calvario umano fatto anche di paure come quelle che sono disseminate lungo la trama di un thriller introspettivo e sociale caricato da Scirè da allusioni autobiografiche.

Paolo, un imprenditore con un passato da storico, viene travolto dalla pandemia: contagiato dal virus, chiude la sua azienda e viene abbandonato dalla compagna. Si rivolge a un amico che avrebbe informazioni riservate sulla strana malattia che sta favorendo un colpo di Stato. Con lui si inoltra nella ricerca della verità tra documenti riservati, pedinamenti, intrighi dei servizi segreti. Il virus della paura si fa strada tra le fragilità umane e le tracce di un disegno occulto.

Leggi l'articolo su "Il Giornale di Brescia", 2 giungo 2020


giornaledibresciajpg
RIFLESSIONI SU UN ROMANZO E SUI SUOI MESSAGGI: IL VIRUS DELLA PAURA. La recensione di un lettore.


I miei lettori sono diversi.
C’è un modo di vedere le cose che può sempre chiamarsi critico. Non significa essere critici letterari di mestiere. Basta mettersi a guardare al di là dell’apparenza. Vale per un libro, vale per tutto, più in generale, nella vita. Le persone nella vita reale del mondo, i personaggi nelle pagine dei libri. Guardarli come sotto una luce radiografica, ed appaiono, allora, nei loro movimenti più semplici, più veri. E gli avvenimenti, la vita, si spiegano da sé nell’incontro automatico di singoli meccanismi. Se si guarda da questa angolazione qualsiasi cosa.
E così sono i miei lettori. Per dirla in gergo “tecnico”, i miei lettori (o almeno la gran parte) appartengono alla categoria lettori, o meglio si potrebbe dire recensori, “appassionati”. Sì perché i miei lettori non solo leggono il romanzo, ma lo valutano, lo recensiscono, proprio come fossero dei giornali o delle riviste letterarie.
I lettori appassionati sono coloro che quando ti parlano del romanzo non ti raccontano solo la storia, non ti dicono solo se il libro è scritto bene o scritto male, se scorre bene oppure leggerlo è una fatica. No, sono quelli che ti spiegano il loro punto di vista, ti raccontano le loro emozioni, ti dicono con quale personaggio si sono immedesimati, se la pensano alla stessa maniera, se al posto del protagonista avrebbero fatto una scelta diversa, ti dicono se erano col fiato sospeso fino alla fine, ti dicono se capiscono le motivazioni del protagonista, ti dicono se hanno vissuto una cosa simile, pensieri simili nella loro stessa vita. In poche parole, sono quei lettori che aggiungono qualcosa, danno un valore aggiunto al romanzo. E così aiutano l’autore, nella fattispecie me, a capire perfino qualcosa in più del significato che ha voluto dare all’opera. È la magia della letteratura, cioè il fatto che i pensieri di uno scritto siano universali, valgano per tutti, e ognuno possa trarre qualcosa per sé per la sua vita e dirla agli altri. In poche parole, le parole di un lettore “appassionato” possono portare chi legge la recensione nel vivo stesso della storia perché, coinvolgendolo in modo personale, destano quell’attenzione capace di farlo immedesimare.
Così ha fatto Daniele ieri, così fa oggi Luca, che ringrazio molto. Si intravede nella sua bella recensione al “virus della paura”, la sua propensione, la sua dimensione, la sua deformazione, nel suo caso all’analisi tecnica, specifica, minuziosa. Sono ben felice di condividerla con voi.

RIFLESSIONI SU UN ROMANZO E SUI SUOI MESSAGGI: IL VIRUS DELLA PAURA (recensione)

di Luca Cerioni

"Il romanzo "IL VIRUS della paura" di Giambattista Scirè - ambientato proprio nel contesto degli ultimi quattro mesi destinati già di per sé stessi, alla luce dell' emergenza coronavirus, a segnare l' intero 2020 e, per le conseguenze, vari anni futuri - presenta una trama assolutamente avvincente così come ottimamente narrata e, contemporaneamente, sembra lanciare un messaggio chiave all' intera opinione pubblica. In primo luogo, il romanzo si presenta quale vicenda narrata dal suo stesso protagonista, il dottor Paolo Pulsante, socio di uno Studio legale fondato da un "Prof. Avv." (Roberto) che aveva diretto lo Studio (come apprendiamo dalla pag. 90 del romanzo) in modo severo e spesso autoritario. Paolo era giunto a tale scelta di carriera dopo aver conosciuto il ben noto malaffare nell' Università italiana, che lo aveva allontanato da tale ambiente, ed aveva ricostruito un percorso di vita fino al giorno in cui aveva scoperto di essere positivo al coronavirus. Il protagonista vede, a tale punto, sconvolta la propria esistenza - anche a causa delle restrizioni che impongono la chiusura dell' attività professionale - attraversando così un momento che, indubbiamente, ha segnato la vita reale di un gran numero di persone alla quali è stato diagnosticato il virus. Perduti i contatti con l' ex socio (Roberto) e con l'ex compagna (Ilaria), in un momento di difficoltà personale Paolo trova un vero amico (Lorenzo), con il quale si vede accomunato da una volontà di ricerca ed analisi di aspetti della vicenda coronavirus non rivelati alla pubblica opinione. Personalmente, riterrei che - tramite la volontà di Paolo di scoprire aspetti della vicenda ben celati alla pubblica opinione - il romanzo, mediante la voce di Paolo, trasmetta già un primo messaggio ai lettori, cioè il messaggio di non accontentarsi delle notizie come trasmesse dal "mainstream" e di non smettere mai di porsi domande né, dunque, di pensare autonomamente. Al riguardo, la necessità di ricovero in ospedale non dissuade Paolo, con l'aiuto di Lorenzo, dall' iniziare già prima del ricovero stesso la ricerca della verità, una ricerca che lo induce ad incontrare uno scienziato virologo (il dottor Francis Bacon), dal quale apprende una versione sconvolgente della vicenda. In secondo luogo, nella successiva narrazione del ricovero e del sogno di Paolo durante un periodo di coma, il romanzo induce il lettore ad immedesimarsi ulteriormente con la vicenda umana della parte della popolazione più gravemente colpita dal virus, ma, con la determinazione di Paolo una volta uscito dall' ospedale a condurre a termine le sue ricerche sulla verità, sembra trasmettere un secondo messaggio ai lettori: l' importanza di concludere una ricerca approfondita della verità - in generale, delle verità sottese a tutti i grandi eventi - per non restare soltanto parte di una "massa informe che passa senza lasciare traccia" (crederei che il romanzo implicitamente suggerisca questa definizione, di manzoniana memoria, per coloro che non si pongono domande). Anche la parte finale della narrazione, carica di suspense e di colpi di scena, durante la quale Paolo, con l' aiuto di Lorenzo, viene a scoprire una verità sconvolgente celata all' opinione pubblica - nel romanzo, il virus come arma creata per instaurare uno Stato di polizia globale e favorire un colpo di Stato in atto - trascina letteralmente il lettore nell' immedesimazione con il protagonista, e lo induce a riflettere sulle "lezioni" personali che Paolo ritrae dall'accaduto. Una fra tali lezioni appare particolarmente significativa: le amicizie fondate soltanto sugli interessi (nel romanzo, fra Paolo e Roberto) o le relazioni fondate soltanto su attrazioni personali (nel romanzo, fra Paolo ed Ilaria) possono terminare anche per semplice perdita dei contatti, mentre le amicizie fondate su valori comuni (come l'amicizia fra Paolo e Lorenzo) permangono. In tale ottica - e con gli ultimi capitoli che vedono Paolo ricollegare, grazie alla sua intuizione, la verità gradatamente emergente ad elementi presenti nello studio dell' ex socio Roberto, fino alla scena finale - il romanzo sembra trasmettere un terzo messaggio ai lettori, ammonendoli sulla capacità dei personaggi influenti ed in posizioni di potere/prestigio (nel romanzo, evidentemente, il Prof.Avv. Roberto) di ordire ogni tipo di trama e sulla loro insofferenza per coloro (come Paolo) che intendono scoprire le verità. Complessivamente, per tali motivi, il romanzo riesce a configurarsi come un avvincente, grandioso giallo psico-sociale con una finalità pedagogica verso l' opinione pubblica, come un' opera unica che merita certamente di lasciare una impronta decisiva nel panorama letterario e di trovare diffusione in molti Paesi".

Cantiere Storico Filologico: "Il virus della paura, la paura del virus (e della verità)"

Il virus della paura, la paura del virus (e della verità)




di Daniele Santarelli*


"Che cos’è e si può raggiungere la verità o almeno una parvenza di essa? Si può vivere la propria vita in modo degno e autentico o è inevitabile farsi travolgere dagli eventi, fino a doversi rassegnare a subirli passivamente? Meglio accontentarsi ed adattarsi cinicamente al gioco, cercando di ricavare da ogni mutamento e stravolgimento, anche repentino e inaspettato, il meglio per se stessi e per i propri interessi, non curandosi della dignità, dei vincoli di amicizia, degli affetti, oppure resistere e andare fino in fondo nella ricerca della verità, assumendo il rischio di pagare un prezzo durissimo? Sono interrogativi che, sulla scorta di dinamiche molto attuali, ci si pone inevitabilmente nel corso e alla fine della lettura del romanzo di Giambattista Scirè, Il virus della paura, fresco di stampa per i tipi di Santelli Editore. Valente storico contemporaneista, ingiustamente estromesso dai ruoli universitari, anche in conseguenza di una agghiacciante vicenda concorsuale e giudiziaria, conclusasi (per ora) con la condanna penale dei membri della commissione che gli negò un posto di ricercatore, preferendogli una persona sprovvista – al momento del concorso – di titoli pertinenti e perfino di un dottorato, Scirè riesce, con questa sua opera d’esordio come romanziere, a coinvolgere intensamente e drammaticamente il lettore, grazie alla trama inquietante e avvincente, e (aggiungiamo) lo manda pure abbastanza in crisi. Seguiamo così con curiosità e apprensione le disavventure di Paolo, il protagonista, un ex storico che con l’amico Roberto, avvocato, porta avanti un’azienda di consulenza legale. Con lo scoppio improvviso di una pandemia devastante che piega l’Italia (e le libertà costituzionali dei suoi cittadini), creando il terreno fertile per un colpo di stato, Paolo perde il lavoro e vede vacillare tutti i suoi punti fermi, conquistati a fatica. L’azienda chiude, gli amici ormai fraterni Paolo e Roberto si congedano, Paolo viene lasciato dalla fidanzata e per di più risulta positivo al tampone. Smarrito in una Roma semideserta e suggestiva e desideroso di capire di più della vicenda che ha sconvolto la sua vita, come quella dell’intero Paese, Paolo intraprende, con l’aiuto dello scaltro amico Lorenzo, conosciuto da poco ma col quale l’affiatamento è grande, un’indagine alla ricerca della verità che, tra virologi morti, inseguimenti e colpi di scena, ci trascina nell’imprevedibile e nell’inenarrabile. Un romanzo (solo un romanzo?) da leggere tutto d’un fiato, che cattura il lettore fino all’epilogo per nulla scontato. Un romanzo che lascia con l’amaro in bocca, che fa riflettere, smonta certezze, sconforta e, per così dire, “denuda” drammaticamente il lettore stesso, ponendolo di fronte alla propria fragilità umana ed esistenziale, ma suscitandogli al contempo desiderio di riscatto e di giustizia."

*Professore Associato di Storia moderna

Leggi l'articolo integrale sul sito di "Cantiere Storico Filologico"

Quotidiano di Sicilia: "Galeotto Covid. Scirè ci 'cuce' un romanzo giallo"


Il virus della paura.

Galeotto, si può dire, fu il Covid. Da lì comincia la trama di un giallo che richiama storie in parte immaginate e in parte sperimentate. Le racconta, con una trama incalzante e surreale, Giambattista Scirè nel libro, scritto durante il lockdown, “Il virus della paura” (Santelli editore, 118 pagine, 11,90 euro).

Scirè è un ricercatore siciliano autore di vari saggi di storia contemporanea. Ora si propone come giallista senza abbandonare il metodo storiografico dopo avere sperimentato un caso clamoroso di prepotenza accademica. Da nove anni lotta per avere riconosciuto il diritto di occupare un posto di ricercatore di storia contemporanea all’università di Catania. Glielo riconosce una sentenza della giustizia amministrativa alla quale si è aggiunta la condanna della commissione che al posto di Scirè scelse un altro candidato privo dei titoli necessari.

Quella esperienza di “Malauniversità” ha suscitato una protesta nazionale contro le baronie accademiche ed è all’origine di un calvario umano fatto anche di paure come quelle che sono disseminate lungo la trama di un thriller introspettivo e sociale caricato da Scirè da allusioni autobiografiche.

Paolo, un imprenditore con un passato da storico, viene travolto dalla pandemia: contagiato dal virus, chiude la sua azienda e viene abbandonato dalla compagna. Si rivolge a un amico che avrebbe informazioni riservate sulla strana malattia che sta favorendo un colpo di Stato. Con lui si inoltra nella ricerca della verità tra documenti riservati, pedinamenti, intrighi dei servizi segreti. Il virus della paura si fa strada tra le fragilità umane e le tracce di un disegno occulto.

qdsjpg