RIFLESSIONI SU UN ROMANZO E SUI SUOI MESSAGGI: IL VIRUS DELLA PAURA. La recensione di un lettore.


I miei lettori sono diversi.
C’è un modo di vedere le cose che può sempre chiamarsi critico. Non significa essere critici letterari di mestiere. Basta mettersi a guardare al di là dell’apparenza. Vale per un libro, vale per tutto, più in generale, nella vita. Le persone nella vita reale del mondo, i personaggi nelle pagine dei libri. Guardarli come sotto una luce radiografica, ed appaiono, allora, nei loro movimenti più semplici, più veri. E gli avvenimenti, la vita, si spiegano da sé nell’incontro automatico di singoli meccanismi. Se si guarda da questa angolazione qualsiasi cosa.
E così sono i miei lettori. Per dirla in gergo “tecnico”, i miei lettori (o almeno la gran parte) appartengono alla categoria lettori, o meglio si potrebbe dire recensori, “appassionati”. Sì perché i miei lettori non solo leggono il romanzo, ma lo valutano, lo recensiscono, proprio come fossero dei giornali o delle riviste letterarie.
I lettori appassionati sono coloro che quando ti parlano del romanzo non ti raccontano solo la storia, non ti dicono solo se il libro è scritto bene o scritto male, se scorre bene oppure leggerlo è una fatica. No, sono quelli che ti spiegano il loro punto di vista, ti raccontano le loro emozioni, ti dicono con quale personaggio si sono immedesimati, se la pensano alla stessa maniera, se al posto del protagonista avrebbero fatto una scelta diversa, ti dicono se erano col fiato sospeso fino alla fine, ti dicono se capiscono le motivazioni del protagonista, ti dicono se hanno vissuto una cosa simile, pensieri simili nella loro stessa vita. In poche parole, sono quei lettori che aggiungono qualcosa, danno un valore aggiunto al romanzo. E così aiutano l’autore, nella fattispecie me, a capire perfino qualcosa in più del significato che ha voluto dare all’opera. È la magia della letteratura, cioè il fatto che i pensieri di uno scritto siano universali, valgano per tutti, e ognuno possa trarre qualcosa per sé per la sua vita e dirla agli altri. In poche parole, le parole di un lettore “appassionato” possono portare chi legge la recensione nel vivo stesso della storia perché, coinvolgendolo in modo personale, destano quell’attenzione capace di farlo immedesimare.
Così ha fatto Daniele ieri, così fa oggi Luca, che ringrazio molto. Si intravede nella sua bella recensione al “virus della paura”, la sua propensione, la sua dimensione, la sua deformazione, nel suo caso all’analisi tecnica, specifica, minuziosa. Sono ben felice di condividerla con voi.

RIFLESSIONI SU UN ROMANZO E SUI SUOI MESSAGGI: IL VIRUS DELLA PAURA (recensione)

di Luca Cerioni

"Il romanzo "IL VIRUS della paura" di Giambattista Scirè - ambientato proprio nel contesto degli ultimi quattro mesi destinati già di per sé stessi, alla luce dell' emergenza coronavirus, a segnare l' intero 2020 e, per le conseguenze, vari anni futuri - presenta una trama assolutamente avvincente così come ottimamente narrata e, contemporaneamente, sembra lanciare un messaggio chiave all' intera opinione pubblica. In primo luogo, il romanzo si presenta quale vicenda narrata dal suo stesso protagonista, il dottor Paolo Pulsante, socio di uno Studio legale fondato da un "Prof. Avv." (Roberto) che aveva diretto lo Studio (come apprendiamo dalla pag. 90 del romanzo) in modo severo e spesso autoritario. Paolo era giunto a tale scelta di carriera dopo aver conosciuto il ben noto malaffare nell' Università italiana, che lo aveva allontanato da tale ambiente, ed aveva ricostruito un percorso di vita fino al giorno in cui aveva scoperto di essere positivo al coronavirus. Il protagonista vede, a tale punto, sconvolta la propria esistenza - anche a causa delle restrizioni che impongono la chiusura dell' attività professionale - attraversando così un momento che, indubbiamente, ha segnato la vita reale di un gran numero di persone alla quali è stato diagnosticato il virus. Perduti i contatti con l' ex socio (Roberto) e con l'ex compagna (Ilaria), in un momento di difficoltà personale Paolo trova un vero amico (Lorenzo), con il quale si vede accomunato da una volontà di ricerca ed analisi di aspetti della vicenda coronavirus non rivelati alla pubblica opinione. Personalmente, riterrei che - tramite la volontà di Paolo di scoprire aspetti della vicenda ben celati alla pubblica opinione - il romanzo, mediante la voce di Paolo, trasmetta già un primo messaggio ai lettori, cioè il messaggio di non accontentarsi delle notizie come trasmesse dal "mainstream" e di non smettere mai di porsi domande né, dunque, di pensare autonomamente. Al riguardo, la necessità di ricovero in ospedale non dissuade Paolo, con l'aiuto di Lorenzo, dall' iniziare già prima del ricovero stesso la ricerca della verità, una ricerca che lo induce ad incontrare uno scienziato virologo (il dottor Francis Bacon), dal quale apprende una versione sconvolgente della vicenda. In secondo luogo, nella successiva narrazione del ricovero e del sogno di Paolo durante un periodo di coma, il romanzo induce il lettore ad immedesimarsi ulteriormente con la vicenda umana della parte della popolazione più gravemente colpita dal virus, ma, con la determinazione di Paolo una volta uscito dall' ospedale a condurre a termine le sue ricerche sulla verità, sembra trasmettere un secondo messaggio ai lettori: l' importanza di concludere una ricerca approfondita della verità - in generale, delle verità sottese a tutti i grandi eventi - per non restare soltanto parte di una "massa informe che passa senza lasciare traccia" (crederei che il romanzo implicitamente suggerisca questa definizione, di manzoniana memoria, per coloro che non si pongono domande). Anche la parte finale della narrazione, carica di suspense e di colpi di scena, durante la quale Paolo, con l' aiuto di Lorenzo, viene a scoprire una verità sconvolgente celata all' opinione pubblica - nel romanzo, il virus come arma creata per instaurare uno Stato di polizia globale e favorire un colpo di Stato in atto - trascina letteralmente il lettore nell' immedesimazione con il protagonista, e lo induce a riflettere sulle "lezioni" personali che Paolo ritrae dall'accaduto. Una fra tali lezioni appare particolarmente significativa: le amicizie fondate soltanto sugli interessi (nel romanzo, fra Paolo e Roberto) o le relazioni fondate soltanto su attrazioni personali (nel romanzo, fra Paolo ed Ilaria) possono terminare anche per semplice perdita dei contatti, mentre le amicizie fondate su valori comuni (come l'amicizia fra Paolo e Lorenzo) permangono. In tale ottica - e con gli ultimi capitoli che vedono Paolo ricollegare, grazie alla sua intuizione, la verità gradatamente emergente ad elementi presenti nello studio dell' ex socio Roberto, fino alla scena finale - il romanzo sembra trasmettere un terzo messaggio ai lettori, ammonendoli sulla capacità dei personaggi influenti ed in posizioni di potere/prestigio (nel romanzo, evidentemente, il Prof.Avv. Roberto) di ordire ogni tipo di trama e sulla loro insofferenza per coloro (come Paolo) che intendono scoprire le verità. Complessivamente, per tali motivi, il romanzo riesce a configurarsi come un avvincente, grandioso giallo psico-sociale con una finalità pedagogica verso l' opinione pubblica, come un' opera unica che merita certamente di lasciare una impronta decisiva nel panorama letterario e di trovare diffusione in molti Paesi".