La parola può essere fatto


“La natura dell’arte è tale che un vero scrittore risulta inaccettato e inaccettabile, inassimilabile, tanto per l’ufficialità di governo quanto per quella di opposizione” (Elio Vittorini, 1950).

Mai parole furono più vere. Ho sempre pensato da uomo libero, senza mai piegarmi al sopruso, né al compromesso. Ma pensare significa mettere in atto dopo aver pensato, nella realtà. Essere consequenziale ai propri pensieri e agire. Non ne avevo coscienza, non lo sapevo, perché non avevo mai pubblicato un vero romanzo (da narratore) prima d’ora, ma evidentemente nella vita reale pensavo così da sempre e non me ne rendevo conto.
Già, la scrittura e le parole possono essere fatti.
Molta gente non crede che un piccolo libro di niente, un oggetto apparentemente non utile, non pratico, non di guida a qualcosa, ma composto da semplici parole messe in fila una dietro l’altra, possa anche essere un grande fatto umano e contare molto, perfino moltissimo, nel tempo.
Ehi, voi! Vedete questo libretto? Cento pagine, alcune migliaia di parole? Ebbene sì, può anche contare più di tanti fatti che vi sono stati raccontati sui giornali da un anno, da due anni, da molti anni a questa parte… si può dirlo e ridirlo, ma la gente solleva il capo, guarda, magari ascolta e va oltre. Semplicemente non ci crede. Non avere fede in qualcosa (non in termini religiosi ma in termini antropologici) è la più grande sconfitta, perché è una sconfitta in partenza.
Un romanzo, un libretto fatto di parole, può davvero essere un fatto maiuscolo e contare assai più di tanti fatti comuni che sono stati raccontati, nulla di nuovo per la coscienza dell’uomo.
Ecco come stanno le cose. “Un fatto conta quando, in qualche modo, è nuovo per la coscienza dell’uomo, quando la sua coscienza si arricchisce”, così diceva Elio Vittorini. E, anche in questo caso, aveva ragione.
Una parola, la scrittura, può creare un significato nuovo o, anche, può dare a un fatto non nuovo un significato nuovo. Anche di per se stessa una parola può essere significato. La parola può essere fatto. Così un piccolo libro di niente, di semplici parole, può anche essere il fatto più vero e più grande, dopo tanto tempo passato, trascorso tra inutili rumori.
Questo (e tanto altro) potrebbe e dovrebbe insegnarci il momento di grande crisi e difficoltà, materiale e interiore, che ci ha dato la fase di emergenza e di isolamento obbligato
che abbiamo vissuto.

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